BIOGRAFIA

Giovanni Canova non ama descriversi. Vorrebbe sempre che i suoi lavori parlassero per lui, creature ultime di un percorso senza cedimenti, votato solo ad esprimere un bisogno innato di rendere concreti, su tele, su carte, legni ferri pellicole suoni, il suo sconfinato amore per la vita. Non sembrerebbe aver mai fatto altro, da quando ha memoria, che esporre la sua anima agli occhi di tutti. In forme diverse, tempi e luoghi diversi, e diverse energie. Le parole, le sterili sequenze di dati e di date di un pur breve passato non aggiungono nulla a un fardello di vita vissuta che impregna ogni gesto, ogni istante di un presente così intenso da essere ovunque, inseguendo soltanto sè stesso.

Le radici venete mai rinnegate ma accuratamente potate gli consentono una libera cittadinanza del mondo - perenne ricerca di più profondi legami - lasciandogli intatto quel gusto del bello che si respira ad ogni passo, qui da noi. Con gli anni dell'Accademia, l'acquisizione maniacale di tecniche antiche per traghettarle sul nuovo, ma intanto sostegno concreto, a copiare per altri le luci dei grandi maestri, prima ancora di ottenere - a pieni voti, va detto - il diploma in scultura. L'insegnamento, anche a livello universitario, e l'impegno civile rivolto soprattutto ai più deboli, agli emarginati, per condividere il potere salvifico della bellezza con chi più ne ha bisogno. E non sarà qualche premio ottenuto, pur di un certo valore, ad aggiungere ulteriore spessore alla materia delle sue creazioni. Nè, certo, la fredda cronologia delle mostre, personali e collettive, dagli esordi in provincia alle luci di Parigi...

Il passato di Giovanni Canova è tutto, piuttosto, in questo suo essere oggi, in questo palesarsi ai nostri sensi con tutta la forza che permea il tessuto - organico, quasi - di ciò che condivide con noi, e che ce lo presenta come nessuna parola potrà mai eguagliare.

ferruccio s. peytrignet